Vacanze 2013 : top ten di Lonely Planet

Vacanze 2013. LP dice Sri Lanka
Le top ten di Lonely Planet. L’isola dell’Oceano Indiano è il Paese da visitare l’anno prossimo. Corsica prima regione, San Francisco miglior città. Tra le 30 regine anche la Campania

Nel 2013, tutti nello Sri Lanka. E’ l’isola dell’Oceano Indiano, con le sue coste e con le sue reminiscenze antiche, la destinazione da scegliere, per un viaggio, nel futuro immediato. Lo ha appena decretato un’istituzione come Lonely Planet, nel consueto “best in travel”, la top ten che la casa editrice creata da Tony Wheeler promulga alla fine di ogni anno, per quello seguente, con annessa guida in libreria (nel 2012-2013, solo in lingua originale). Come è consuetudine, Lonely non si limita a indicare un Paese ideale (o 10), ma va in profondità, con analoghe liste di regioni e città. Per l’occasione, hanno primeggiato rispettivamente la Corsica e San Francisco.

In queste 30 mete ideali, l’Italia è rappresentata, una volta, tra le regioni, con il 10mo posto della Campania. “Terra meravigliosa, in cui l’intimo Sentiero degli Dei di Amalfi contrasta con il ribollire entusiasta di Napoli e con la bellezza ‘congelata’ di Pompei”, come si legge nella motivazione dell’editore, la Campania, al pari delle altre destinazioni, è stata preferita per una o più prerogative (un grande evento, uno stato di grazia acquisito di recente o difficile da mantenere nel futuro) che la rendono particolarmente appetivile “proprio” nel 2013: nel caso specifico, il Forum universale delle culture, che si tiene a luglio. Al di là delle motivazioni, qualcuno forse si stupirà della scelta, visti i recenti e recentissimi fatti di cronaca, ma è sicuramente un bel segnale di fiducia, da quell’area del che non manca mai di bacchettare il nostro Paese sul fronte della scarsa efficienza o dell’inadeguatezza della qualità dei servizi, fino ai casi estremi del tabloid di turno che scoraggia la calata a sud del viaggiatore nordico, pena il rischio della sua stessa incolumità fisica.

Tornando alla classifica generale, come detto, è trionfo per lo Sri Lanka. Un’isola tormentata da flagelli naturali (glu tsunami del 2004 e 2005) e guerre intestine che però negli ultimi 2 anni sembra aver ritrovato quella tranquillità che la rendono una delle migliori destinazioni possibili. Il paese asiatico precede il sorprendente Montenegro e la Corea del Sud. Il giovane stato balcanico (oltretutto, facile da raggiungere, dal nostro punto di vista) si è ormai lasciato alle spalle gli anni bui ed ha saputo sviluppare una ricettività turistica di alto livello su un ambiente che offre in un’area ristretta grande varietà tra scenari di mare e di monti. A Seul e dintorni, invece, a farla da padrone saranno i numerosi eventi sportivi, potenziale spunto per molti, alla scoperta di un Paese che non è solo grattacieli e tecnologia low cost. Nella top ten, ci sono anche Ecuador (per la rinascita della sua rete ferroviaria), Slovacchia, le Isole Solomon (Oceania), l’immancabile Islanda, la Turchia, la Repubblica Domenicana e il Madagascar, con apprezzabile, e forse in qualche modo voluto, equilibrio tra mare e monti, tra Nord e Sud del pianeta.

Tra le regioni, la Corsica primeggia – il che a prima vista stupisce davvero – per meriti di… Tour de France. L’edizione 2013 della Grande Boucle partirà il 29 giugno da Porto Vecchio, e si tratterrà nell’isola per 3 giorni. Il tutto per celebrare il centenario (la corsa esiste da piu’ di un secolo, ma ne sono disputate ad oggi, 99 edizioni) con un omaggio all’unica regione francese dove non è mai transitato. Se si pensa al caso Armstrong e al declino in cui la competizione versa da un paio di lustri, per precedenti casi di doping appena meno eclatanti, c’è perlomeno da storcere il naso. Considerando però l’universo dei cicloamatori, lo spettacolare mix di mare e asperità montane, di stradine strette e ripide e la splendida natura, e considerare quel mix di appagamento e autostima che ogni cicloamatore riceve quando si trova a superare una strada di montagna che è stata teatro di una competizione illustre anziché no, la prospettiva cambia. Dietro l’isola di Bonaparte, il deserto del Negev, in Israele, come “modello di sviluppo sostenibile, tra eco-villaggi e vigneti”, il tutto in un clima che definire ostile è quasi un eufemismo.

Al terzo posto, il Mustang, una parte del Nepal abitata da tibetani, un mix tra le due culture, tra Himalaya e deserto, magnifico, ma oggetto di rapida trasformazione. Presto un’autostrada collegherà questa terra al Nepal e alla Cina: il senso dell’invito è “visitatelo prima che sia troppo tardi”, prima che arrivi “la civiltà”. Altre regioni, lo splendido Yukon, la “frontiera” canadese nell’immenso Nord-Ovest, al confine con l’Alaska; la zona tra Chachapoyas e Kuelap, nell’estremo nord-est peruviano, per assaporare un’altra parte, meno nota e non meno affascinante, del paese di Machu Picchu e Cuzco, che si trovano dalla parte opposta. E poi, la zona del Golfo degli Stati Uniti: Florida occidentale, Alabama, Louisiana, che sembrano essersi lasciate alle spalle il disastro petrolifero del 2010. Ancora, la Carinzia, regione montana austriaca splendida e accessibile, anche economicamente; il Palawan nelle Filippine; il Seto Inland Sea, in Giappone, uno splendido bacino, quasi chiuso, circondato com’è dalla costa sud-occidentale di Honshu e dalle due isole minori di Shikoku e Kyushy e pullulato di isolotti dove si respirano ancora atmosfere antiche; la Campania, come detto.

Nelle città, San Francisco guida anche per l’America’s Cup. La famosa competizione velica aggiungerà fascino e movida a una città che di proprio ha poco da invidiare a qualunque altra località mondiale. Al secondo posto, Amsterdam, che da un po’ di mesi è tutta un fiorire e rifiorire di musei, tra aperture e grandi restauri (su tutti, lo stesso Rijks. Terza, l’indiana Hyderabad, una delle storiche “capitali” del Paese, che sta recuperando l’antico splendore. Ancora, la ormai vivibile Londonderry, Irlanda del Nord; una Pechino sempre più accessibile anche per il turista occidentale che si muove da solo; la neozelandese Christchurch, la più grande città della Southern Island, per un tuffo tra atmosfere vittoriane e natura incontaminata del Down Under; la “vicina” Hobart, capitale della Tasmania, per le sue tradizioni veliche e i nascenti musei; la canadese Montreal. Chiudono due sorprese. Al nono posto, Addis Abeba: la capitale diplomatica dell’Africa e il suo Paese, l’Etiopia, vivono un momento di grande sviluppo e la città, situata a 2400 metri, in un altipiano quasi perennemente soleggiato ha una struttura urbana e un corredo di musei non privi di attrattiva. Infine Puerto Iguazù. La porta d’accesso al versante argentino delle celeberrime cascate è la migliore offerta turistica nei pressi delle neoelette “meraviglie mondiali”, con hotel e spa di tutto rispetto, base di partenza per altre escursioni di rilievo, come la visita alle miniere di Wanda, uno dei giacimenti di preziosi più importanti del Sudamerica.

Una rosa ampia, quindi, e molto eterogenea, sia per collocazione geografica, che per varietà di attrattive: tutti o quasi (budget permettendo) potranno trovare la destinazione adatta ai propri gusti (e tasche). Scelte di qualità, in generale non banali, come si conviene a un gruppo editoriale che da sempre si propone di guidare, se non addirittura di “formare”, veri viaggiatori anziché semplici turisti. Certo, come sempre accade quando si “proclamano” dei vincitori o dei “primi in classifica”, senza che questo possa essere associato a un criterio assoluto, matematico, qualche critica è d’obbligo: ad esempio, sono opinabili le scelte di Christchurch e Hobart, come città: adorabili entrambe, ma circondate da un territorio che le sovrasta di gran lunga per quantità e varietà di scenari naturali.

Oltreuttto si parla di Oceania… e in particolare delle due parti più remote rispettivamente di Nuova Zelanda (Southern Island) e Australia (Tasmania), almeno per la stragrande maggioranza dei viaggiatori, cui già arrivare nel Down Under significa aver viaggiato un giorno e avere molti fusi orari da smaltire. Con simili premesse, “portare” un italiano, o un inglese, o un americano, a Hobart, magari con un aereo o un traghetto da Sydney o Melbourne, per poi fargli trascorrere solo una giornata giorno tra il porto, il Tasman Bridge e il Salamanca Market, e omettergli tutto il resto di un’isola che ha una costiera incredibile e per oltre un terzo dei suoi 60mila km quadrati è costituita da foresta pluviale da climi temperati (che oltretutto sopravvive in poche altre aree del pianeta), sarebbe un’imperdonabile manchevolezza. Ma nel complesso la sintesi è efficace e interessante. Comunque, non manca di suscitare curiosità e di stimolare interesse per il viaggio inteso come scoperta.

Ma le top 10 dell’editore-icona non si esauriscono qui. C’è una quarta classifica, molto interessante, dati i tempi non esattamente prosperi. Propone le destinazioni “più convenienti”. Vince Rio, che pure negli ultimi anni ha già visto i prezzi salire a causa del notevole incremento del Pil brasiliano, ma che vedrà verosimilmente un’ulteriore crescita esponenziale dei listini di hotel e servizi turistici in vista dei Mondiali di calcio (2014) e delle Olimpiadi (2016). La metropoli carioca precede Goteborg (Svezia), la Cambogia, la Bolivia e la Spagna. Poi Slovenia, Nepal, la città di Portland (Oregon, costa ovest Usa, a nostro avviso da non lasciare “sola”, privandosi del suo “contorno” di spiagge con dune, canyon, montagne e foresta pluviale, tra Oregon stesso e Washington State), la Georgia caucasica e la Namibia. Per noi, due destinazioni su 10 sono anche limitrofe, o quasi..

da REPUBBLICA.IT

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