Sottomarina e la spiaggia quasi vietata a bambini e Buzzurri la Playa Punta Canna

La spiaggia che non vuole bambini
e buzzurri. «È un’oasi per i belli»
Il gestore dello stabilimento balneare «Punta Canna» nella località balneare veneziana: «Qui valgono le mie regole»

CHIOGGIA (Venezia)—Ognuno decide come selezionare la propria clientela. Gianni Scarpa, gestore dei bagni «Playa Punta Canna», lo fa con due cartelli: «Zona inadeguata per bambini e buzzurri» e «Zona ad alta frequenza di gnocche e gnocchi». Mentre le giostre per bambini spuntano anche negli stabilimenti fino a pochi anni fa riservati solo al muscolo definito da ore di palestra, depilazione laser e ai bikini che più piccoli non si può, Scarpa si ritaglia la sua nicchia così, convinto che l’edonismo non vada mai in crisi. «No, chiariamoci, qui non si fa discriminazione — dice lui — è solo un avvertimento. La spiaggia non offre nulla ai bambini». A Punta Canna, dal 1986 angolo riservato alle venete in topless, si arriva attraverso un pertugio tra le ultime dune di Sottomarina verso la foce del Brenta. Una sorta di Tortuga dei bucanieri, tanto che sulla spiaggia sventola un «Jolly Roger», teschio con due sciabole incrociate sotto, come le bandiere della pirateria seicentensca.

«Qui valgono le mie regole: non fai casino, non ti droghi, non ti ubriachi, non molesti le ragazze — continua il gestore —. Qui vengono le più belle ragazze del Veneto e anche i ragazzi sono belli. Insomma qui si sta sotto la bandiera di serietà, pulizia e severità. Ho ripulito una zona in degrado, dove o ci si bucava o si fornicava tra i canneti. L’ho fatto a mazzate e pugni. E funziona, in tanti anni mai un intervento delle forze dell’ordine». Punta Canna, spiaggia di culto forse e anche soprattutto per un’atmosfera spartana: pochi servizi, poco glamour, senza il chiasso dei bambini. Niente ombrelloni, ma tende di stampo mediorientale. Musica chill-out ora forse un poco retrò. Docce col nebulizzatore. Bagni «bisex», recita un altro cartello. È fatto così il cinquantanovenne Scarpa, che sino a due anni fa «svernava» a Rio, dove aveva casa e gestiva una spiaggia. La casa, quella vera, invece è a Mirano, dove vive con la moglie padovana e la loro figlia.

«Ma non ce l’ho mica con i bambini — aggiunge— ho una figlia di 6 anni, che porto quasi sempre qui in spiaggia». Il cartello all’entrata del parcheggio è lì da quattro anni e non aveva mai destato chiasso, sino a quando ne ha parlato Fabio Canino in una striscia su Radio2, in modo tutt’altro che lusinghiero, ovviamente. «Ormai assieme alla dignità in Italia è sparita anche l’ironia, ma io non faccio marcia indietro», replica Scarpa. Vai tu a interpretare i messaggi. Ironia? Cattivo gusto? E i buzzurri? «Niente a che fare con l’abbigliamento — conclude Scarpa — o col portafoglio. Le classi sociali son morte e sepolte, ormai. I buzzurri invece sono quelli che danno fastidio a tutti, fan chiasso, si ubriacano. Ma qui io sono giudice, avvocato, e pubblico ministero: il caso lo risolvo io e stai tranquillo che non tornano più».

Enrico Bellinelli da corriere.it

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