Per la crisi gli italiani non sciano più in crisi il turismo sulla neve

Gli italiani non sciano più La crisi si sente anche in pista

Crolla la percentuale di italiani, mentre gli stranieri continuano a spendere. Il turismo sulla neve in Valtellina perde il 15% del fatturato
Per 6 operatori su 10 la stagione invernale 2011-2012 è stata la peggiore degli ultimi 10 anni. Analisi di respiro nazionale che trova perfetto riscontro anche nel contesto provinciale. «Partita male, per l’assenza di neve, è proseguita all’insegna della debolezza – precisa Roberto Pinna, direttore Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco – nonostante le precipitazioni tardive. Si è quindi confermato, soprattutto nei week end, il calo di presenze preventivato che si è attestato tra il 10 e il 20%». Più colpiti proprio gli impianti mentre nel settore alberghiero della località turistica malenca l’inflessione è stata leggermente più contenuta. «Le settimane bianche hanno resistito, registrando un leggerissimo aumento ma solo di stranieri. Il mercato italiano si è infatti quasi azzerato».
Stessa considerazione sulle presenze la fa Albino Galli, responsabile Apt Livigno che rileva come più del 70% sia turismo estero, con un soggiorno medio di 6 giorni. «Se dicembre è stato disastroso – prosegue Galli – gennaio e febbraio ci hanno consentito di respirare, anche se per formalizzare un corretto bilancio, occorrerà attendere i dati di aprile e marzo. Considerato, tra l’altro, che il Carosello 3000 prolunga la sua apertura fino al 13 maggio (fino a questa data a partire da dopodomani si scia gratis, ndr)».

«Se non fosse stato per il calo avuto da metà marzo in poi – aggiunge Mauro Santelli, Hotel Baita Montana – in cui si è abbassata la media stagionale, potevamo chiudere in pari con l’anno scorso. Un pochino ci risolleviamo con questo ponte del 1° maggio e poi speriamo nell’estate in cui la clientela si inverte: l’80% sarà italiana mentre la restante straniera».
Se Livigno sembra soffrire relativamente, dagli altri comprensori non giungono bilanci confortanti. «A Bormio – spiega Barbara Zulian, presidente Associazione albergatori locali– il calo è stato del 10/15%, in un quadro in cui il cliente italiano è quasi scomparso». Non è diversa la testimonianza di Federico Scaramellini, direttore Consorzio turistico della Valchiavenna, che parla di inverno non positivo per la complicità di clima sfavorevole e crisi che hanno ridotto a dismisura i tempi di permanenza dei turisti. «I primi segnali della stagione calda – conclude Scaramellini – sembrano incoraggianti, almeno per quanto riguarda i pacchetti organizzati e le gite».

di Camilla Martina da ilgiorno.it

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