Patagonia l’incendio del parco nazionale del Paine

Cile. Lo scempio del Paine

Tredicimila ettari in fiamme nel Parco nazionale più bello della Patagonia. Devastate foresta e steppa proprio sotto le vette dei Cuernos. Il bilancio

Sarebbe sotto controllo il pauroso incendio che da giorni devasta il Parco nazionale delle Torri del Paine, gioiello dell’estrema Patagonia cilena, una delle aree protette più belle dell’intero Sudamerica e del mondo. Lo ha dichiarato il presidente del Paese sudamericano, Sebastian Pinera, in un messaggio postato su Twitter. Il tutto grazie “al grande lavoro dei nostri vigili del fuoco e alle migliori condizioni meteo”, precisa il primo cittadino di Santiago, il cui interessamento personale è palese testimonianza di quanto il gioiello situato in prossimità di Puerto Natales, oltre il 51mo parallelo sud, nella provincia cilena emblematicamente chiamata Ultima Esperanza, 3mila chilometri a sud della capitale, in quella striscia di terra, sottile pochi chilometri, che si incunea tra il Pacifico e l’Atlantico, perennemente sferzata – soprattutto durante l’estate Australe, novembre, dicembre e gennaio – da venti che quasi quotidianamente superano i 100-120 chilometri orari. Una minaccia, quella del viento, che da quelle parti ricorre persino nei nomi geografici, che incombe come una spada di Damocle sulle stesse esultanti affermazioni di Pinera.

Conferma alle parole del presidente arriva comunque dal direttore dell’Ufficio nazionale delle emergenze (Onemi), Vicente Nuñez, secondo il quale nella giornata di domenica “è stato possibile contenere l’avanzata del fuoco”. Al momento, “tre dei focolai dell’incendio sono stati circoscritti”, e speriamo di aver contenuto i rimanenti”, fa eco il ministro dell’Interno, Rodrigo Hinzpeter, sottolineando a sua volta che condizioni meteo meno ostili rispetto ai giorni precedenti hanno permesso alle squadre operative composte da 600 vigili del fuoco, agenti forestali e militari, di lavorare al meglio, anche grazie alla (relativa) calma di vento, che ha permesso agli elicotteri di alzarsi in volo per qualche ora, in una zona dove è estremamente raro vedere questi velivoli in aria, proprio a causa della violenza di Eolo.

In definitiva, da martedì, giorno in cui è scattato l’allarme, sono andati in fiamme 12,795 ettari tra foresta (ca 3.000 ettari) e steppa, circa il 5 per cento dell’estensione del parco, che si sviluppa su oltre 2.400 km quadrati. Al contrario dell’ultimo grande incendio che ha colpito il Paine, quello del 2005, causato dal turista ceco Jiri Smitak, che interessò un’area periferica del parco, quello degli ultimi giorni ha devastato l’area di prati e boscaglia situata tra i Laghi Pehoe e Sarmiento, non distante dall’arteria (sterrata) principale che attraversa l’area protetta, in prossimità del mini-valico che divide l’Hosteria Las Torres (dove si ammirano le pareti rocciose delle Torres del Paine propriamente dette) dal Lago Pehoe, dove invece si possono ammirare, sopra lo specchio d’acqua, gli altrettanto iconici Cuernos, il versante opposto del massiccio montuoso, con la caratteristica colorazione mista di sedimenti rocciosi chiari e di lava, disposti in sezioni orizzontali. Un minialtopiano splendido, dove è (era) possibile ammirare al suo meglio, l’avvicendamento di tre microambienti: quello propriamente glaciale, quello di foresta subpolare e quello di steppa: un passaggio brutale, che si materializza(va) in pochi chilometri, talora in poche centinaia di metri. Un’area dove è possibile cimentarsi in trekking di ogni livello, per restare ammaliati dalle rapidissime metamorfosi di paesaggio, anche grazie alla mutevolezza delle forme dei Cuernos, che sembrano plasmarsi in diretta a causa del vento che quasi mai abbandona il cammino. Tra i sentieri che collegano i citati Laghi Pehoe, Sarmiento, e il più piccolo Nordenskjold, il più vicino alle vette, e i transfer acquatici su battello, tra foreste, prati, fiori coloratissimi, piante grasse e guanacos, lo scenario è una continua sopresa, da assaporare più volte, senza stancarsi. Anche per giorni, se non per settimane.

Lo scempio avrebbe un colpevole. Le autorità cilene hanno fermato un giovane turista israeliano, il 23enne Rotem Singer. L’interessato, che secondo la polizia locale avrebbe confessato, ha dichiarato di non aver ammesso nulla, e che la sua presunta dichiarazione di colpevolezza sarebbe frutto di incomprensioni di traduzione. Al momento, è in libertà condizionata, con impossibilità di lasciare la regione del Magallanes, di cui Ultima Esperanza fa parte, sino al processo. Se le sue responsabilità venissero confermate, rischia da 41 a 60 giorni di carcere, e un’ammenda compresa tra 80 e 300 dollari. Poca cosa, rispetto allo scempio compiuto, per riparare il quale la natura impiegherà decenni.

L’incendio come detto è divampato martedì, e ha subito provocato l’evacuazione di oltre 700 turisti. In un’area che vale 100mila ospiti l’anno (numero notevole, se si pensa la collocazione geografica “impossibile” per la maggior parte del pianeta), perlopiù concentrati tra novembre e marzo, la chiusura forzata (dell’intero Parco) fino a tutto gennaio costituisce un (altro) pesantissimo colpo.

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