Obama veto di venti anni per nuove concessioni di miniere nel Grand Canyon

Grand Canyon. Niente scavi per 20 anni

Da Obama il veto ventennale. No a nuove concessioni per l’apertura di miniere e scavi nelle zone limitrofe, come accaduto nell’era Bush. Esultano gli ambientalisti, protestano i repubblicani
Sospiro di sollievo per il Grand Canyon, l’icona del turismo naturale americano. Il presidente Barack Obama ha infatti deciso di bloccare per altri vent’anni l’autorizzazione a nuove miniere di uranio lungo il milione di acri che circonda il canyon. In alcune zone del parco la contaminazione da uranio è 10 volte superiore ai livelli federali, un dato sul quale – verosimilmente – ha pesato l’attività umana.

Il piano anti-miniere è stato fortemente osteggiato dai repubblicani (secondo i quali l’autorizzazione creerebbe migliaia di posti di lavoro), ma per una volta sembra aver vinto il buon senso e il rispetto per uno dei posti più spettacolari della Terra. La decisione è stata comunicata ieri presso la sede della National Geographic Society di Washington DC, durante la presentazione di un nuovo film dedicato al parco nazionale del Grand Canyon.

L’annuncio è stato affidato al segretario di Stato per gli Affari Interni, Ken Salazar, che nel 2009 – dopo l’insediamento di Barack Obama – aveva fermato temporaneamente l’autorizzazione di nuove concessioni minerarie. “Questo blocco è la mossa più giusta per un territorio unico al mondo”, ha dichiarato Salazar nel corso della presentazione del film. “Il Grand Canyon è un tesoro mondiale, per le tribù indiane questa terra è sacra e oltre venticinque milioni di persone contano sulle acque del fiume Colorado come risorsa idrica”.

La mossa del team di Obama è stata accolta con soddisfazione dai vari gruppi ambientalisti che si occupano della tutela del Grand Canyon, secondo i quali il presidente ha avuto il coraggio di andare avanti con il piano malgrado la forte opposizione dei repubblicani e dell’industria mineraria. “Nonostante le pressioni significative, Obama ha scelto di non accontentarsi di una via di mezzo”, ha detto ad esempio Jane Danowitz del Pew Environment Group.

La misura comporterà il veto su nuovi scavi, ma non avrà effetti sulle circa 3.000 concessioni minerarie attorno al canyon. Gli scavi alla ricerca di uranio aumentarono notevolmente durante gli ultimi anni della presidenza Bush, quando la crescita dei prezzi portò a un’impennata di nuove concessioni nel Nord Arizona. Allora si propose anche di riaprire vecchie miniere adiacenti al canyon, un’idea che – vista oggi – sembra lontana anni luce.

Il cambiamento di rotta registrato durante la presidenza Obama deriva da un’osservazione molto semplice: poiché non siamo ancora in grado di stabilire l’impatto degli scavi sull’ecosistema del canyon, è meglio essere prudenti e avere le idee più chiare su quale sia un livello di rischio accettabile. Il Grand Canyon, d’altronde, è una fonte di reddito enorme: attrae ogni anno più di 4 milioni di turisti e genera un’attività economica che si aggira attorno ai 3,5 miliardi di dollari. Di più: ben quattro Stati, nonché città del calibro di Phoenix e Los Angeles si basano sul Colorado River per il rifornimento di acqua potabile.

“Come accadde per i nostri antenati, non sappiamo come le generazioni future trarranno giovamento e beneficio da questo posto”, ha detto Salazar. “Questa è solo una delle tante ragioni per cui saggezza, cautela e scienza devono guidare la nostra protezione del Grand Canyon, un paesaggio iconico che abbiamo il dovere di preservare”.

di Giulia Belardelli da repubblica.it

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