L’altra Isola d’Elba

Alla scoperta dell’altra Elba
tra mufloni e cave di granito
La fama dell’isola resta ancora lega alla memoria di Napoleone ma è un autentico paradiso per gli amanti del trekking

ISOLA D’ELBA – Chi lo direbbe che da questi giganteschi siluri di granito provenivano le colonne del Pantheon? Incontri che accadono all’isola d’Elba, dove si trovava una delle più importanti cave di pietra dei romani. Basta allontanarsi dalle spiagge della Biodola o di Procchio, di Marina di Campo o di Lacona, ed ecco aprirsi un mondo affascinante e misterioso, che si può scoprire solo a piedi. La Tagliata di Moncione è un cantiere di duemila anni fa, abbandonato dagli operai per qualche misteriosa ragione. Le tacche dei cunei di fico, le linee di frattura della roccia e ogni tanto qualche capitello sbozzato: molti lavori sono stati lasciati a metà, le rifiniture di alcune colonne sono appena iniziate, altre sono state ultimate, ma giacciono a terra, inutili e dimenticate, dopo tante giornate di scalpello. Cosa accadde?
Alla scoperta dell’altra Elba

FERRATE IN VISTA MARE – Riprendiamo a salire sotto un sole che si sta facendo sempre più caldo. Il mare ai nostri piedi è un levigato biliardo azzurro, da cui spuntano il cono di Montecristo e il tavoliere di Pianosa. I mufloni compaiono verso sera. Hanno il manto color ocra e l’aspetto dei caprioli, ma lunghe corna ritorte. La seconda vetta dell’isola, il Monte Calanche, è raggiunto da una piccola ferrata. Sulla cima più alta, il Monte Capanne, 1018 metri, sale una cabinovia, mentre la nostra montagna, che è solo qualche decina di metri più bassa, ha conservato tutta la sua solitudine. Dopo un lungo tratto nel bosco, ci ritroviamo ai piedi dei cavi metallici. Ci arrampichiamo su per i blocchi granitici accatastati lungo la cresta in un pauroso caos rupestre. C’è un discreto vuoto, ma la vista su tutta l’Elba è spettacolare. Foreste verdissime, in mezzo a cui brillano gli abitati, e in basso le coste, che serpeggiano senza fine in un succedersi di golfi e punte, promontori e lingue di terra, spiagge e falesie. È in questa Elba di boschi e di roccia che si ritrova la solitudine impossibile più in basso. Sopra Chiessi si levano le placconate granitiche del Monte San Bartolomeo. La vetta è raggiunta da un’altra piccola ferrata, costruita nientemeno che dalle Guide alpine di Cortina. Anche da questa cima colpi d’occhio grandiosi sulla Corsica e su Capraia.

L’EPOPEA DEGLI OMINI DELLA VENA – Non meno affascinanti le traversate nelle zone minerarie. Pare che i primi a sfruttare la ricchezza del sottosuolo isolano fossero delle popolazioni di origine ligure, gli ilvates, da cui il nome latino dell’isola, Ilva, che in volgare toscano sarebbe diventato Elba. Di certo si sa che le attività estrattive vennero condotte sia dai romani che dagli etruschi, poi nei secoli successivi dalla Repubblica di Pisa e dalla Signoria dei Medici, fino alla svolta industriale alla fine del XIX secolo con la costruzione dei primi altiforni a Portoferraio. I minatori erano soprattutto elbani ed erano chiamati omini della vena. La penisola su cui ci troviamo è sovrastata dalla mole ferrosa del Monte Calamita, la cui massa di magnetite è in grado di fare impazzire l’ago delle bussole. Dall’Innamorata, una baia sotto Capoliveri, alle Miniere di Calamita, corre la più pittoresca fra le escursioni minerarie: la Strada della Vecchia Ferrovia. Intorno si levano le grandi torri abbandonate e i nastri per il trasporto del minerale. Tutto ha assunto un colore ferrigno, come se anche le rocce fossero arrugginite. Un’epopea ormai lontana, dopo la cessazione definitiva delle attività estrattive avvenuta nel 1980, che ha segnato la fine di una vicenda durata almeno tremila anni.

LE SPIAGGE DI NAPOLEONE – L’Elba è la terza delle isole italiane, ma la sua fama resta ancora troppo vincolata agli stereotipi delle spiagge e delle memorie napoleoniche. Se i 147 chilometri delle sue frastagliatissime coste sembrano fatti apposta per tutte le attività marine, i 223 chilometri quadrati della superficie riservano angoli selvaggi, che costituiscono un vero paradiso per il trekking. Il più celebre è la Grande Traversata Elbana (GTE), che richiede da quattro a sette giorni e percorre l’intera isola da Cavo a Pomonte. Ovviamente i mesi ideali sono quelli della primavera e dell’autunno, ma singoli tratti si possono percorrere anche in estate, avevndo l’accortezza di partire nelle primissime ore del mattino. A Pomonte si arriva al tramonto. Questa zona occidentale dell’isola è la più remota. Di qui il continente non si vede e semmai si avvista la Corsica. Su questo tratto di costa avevano le loro basi i pirati algerini, tunisini, turchi. Il disco del sole sprofonda nei vapori dell’orizzonte. C’è un profumo acutissimo di rosmarino e si sente solo l’ansito della risacca.

Franco Brevini da corriere.it

Rispondi