Il restauro del Colosseo di Della Valle e il ricorso del Codacons

1- DOPO LE VACANZE A SBAFO CON CRICCA DI MALINCONICO, PER MONTI È IN ARRIVO IL COLOSSEO “REGALATO” A DELLA VALLE DAL SOTTOSEGRETARIO ROBERTO CECCHI? – 2 L´ALLORA COMMISSARIO ALL´AREA ARCHEOLOGICA DI ROMA (ORA SOTTOSEGRETARIO) FU L’ARTEFICE DEL SCANDALOSO ACCORDO DI RESTAURO CONCLUSO A TRATTATIVA PRIVATA, IN APPENA 48 ORE!, CON DIEGO LAQUALUNQUE: LA MISERIA DI 25 MILIONI IN CAMBIO DELLO SFRUTTAMENTO DELL´IMMAGINE DEL COLOSSEO PER 15 (QUINDICI) ANNI – 3- PER L´ANTITRUST, LA TRATTATIVA PRIVATA CHE L´ANNO SCORSO INCORONÒ SPONSOR UNICO LA TOD’S “APPARE COME UNA INDEBITA RESTRIZIONE DEL CONFRONTO CONCORRENZIALE CHE AVREBBE POTENZIALMENTE POTUTO PORTARE A UN´OFFERTA PIÙ VANTAGGIOSA” – 4- BUFERA POLITICA: IL PD MATTEO ORFINI SOTTOLINEA COME “SIANO STATE CONFERMATE LE NOSTRE PERPLESSITÀ SULL´USO FORZATO DI UNA PROCEDURA D´URGENZA”, L´EX MINISTRO RUTELLI A TUONARE CONTRO LA “SORPRENDENTE IMPROVVISAZIONE” SFOCIATA IN “UN PASTICCIO TECNICO-AMMINISTRATIVO DEL MIBAC E DEL COMUNE DI ROMA”

1 – COLOSSEO, RESTAURO SENZA PACE ORA L´ANTITRUST BOCCIA L´APPALTO
Giovanna Vitale per “la Repubblica”

Non c´è pace per il contestato affidamento dei lavori di restauro del Colosseo alla Tod´s di Diego Della Valle. Secondo l´Antitrust, la trattativa privata che l´anno scorso incoronò sponsor unico la griffe marchigiana «appare come una indebita restrizione del confronto concorrenziale che avrebbe potenzialmente potuto portare a un´offerta più vantaggiosa».
Il parere, al quale il ministero dei Beni Culturali dovrà rispondere entro due mesi, è stato trasmesso all´Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Ma per il 25 gennaio è atteso anche il verdetto del Tar che potrebbe rimettere tutto in discussione.

E rinfocolare le polemiche esplose subito ieri: con il sindaco Alemanno a dirsi «sconcertato per l´ostinazione con cui si vuole impedire il restauro. Bisogna farla finita coi ricorsi e le capziosità giuridiche, sono solo una perdita di tempo», il pd Matteo Orfini a sottolineare come «siano state confermate le nostre perplessità sull´uso forzato di una procedura d´urgenza», l´ex ministro Rutelli a tuonare contro la «sorprendente improvvisazione» sfociata in «un pasticcio tecnico-amministrativo del Mibac e del Comune di Roma». Bagarre che in serata ha costretto lo stesso Garante a correggere il tiro e a parlare di semplici «riflessioni». Tuttavia piuttosto pesanti.

Sollecitata dal Codacons, l´Antitrust ha infatti riscontrato una «totale difformità» tra l´avviso pubblico emesso nel 2010 per cercare gli sponsor che avrebbero dovuto «finanziare e realizzare» il restauro e il successivo accordo stipulato con Tod´s: il noto marchio del lusso avrebbe sborsato 25 milioni in cambio dello sfruttamento dell´immagine del Colosseo. Accordo concluso a trattativa privata su decisione dell´allora commissario all´area archeologica di Roma Roberto Cecchi (ora sottosegretario al Mibac) dopo che la gara aperta andò di fatto deserta.

Il problema, a giudizio dell´Autorità, è che l´avviso pubblico imponeva allo sponsor non solo di finanziare ma pure di completare la progettazione e assumere la direzione dei lavori, coordinare l´appalto a terzi o la sua esecuzione diretta. Offrendo inoltre la possibilità di utilizzare il logo del celebre anfiteatro non oltre la durata del cantiere, stabilito in 36 mesi, e non per 5 anni come da intesa con Tod´s.

Tra l´altro, rileva l´Antitrust, una volta ricevuta la proposta di Della Valle, l´amministrazione appaltante «ha assegnato agli altri soggetti interessati un termine inferiore a 48 ore per la presentazione delle offerte». Scadenza «inadeguata a consentire l´esperimento di una effettiva competizione tra i soggetti convocati».

Ma Tod´s contesta la lettura maliziosa che ne potrebbe derivare. «Il supposto sfruttamento commerciale è un fatto che non esiste ed assolutamente contrario allo spirito dell´iniziativa», precisa in una nota, ribadendo la «chiarezza e correttezza» dei rapporti. Non solo al «gruppo non è stato rivolto alcun rilievo», ma è stata già depositata «una fideiussione di oltre 10 milioni a garanzia del pagamento della prima tranche dei lavori di restauro».

In soccorso, anche il sottosegretario Cecchi: «È stato fatto tutto secondo le regole: prima di muoverci abbiamo chiesto un parere all´ufficio legislativo e alla Corte dei Conti. Non vorrei che dietro questo polverone ci siano altri interessi».

Replica duro la Uil Beni Culturali: «Fin dall´inizio avevamo denunciato il regalo ad un imprenditore che ha fatto molto bene il suo mestiere con un´operazione commerciale e mediatica senza precedenti. A venir meno è stato lo Stato, che ha rinunciato al ruolo di imparzialità e trasparenza». Laconico l´ex sottosegretario pdl Francesco Giro: «Il restauro del Colosseo non si farà più, ha vinto il partito del no».

2 – CECCHI: “ERA TUTTO OK, C´È BISOGNO DEL RESTAURO”
Carlo Alberto Bucci per “la Repubblica – Edizione Roma”

«Non abbiamo nulla da temere dai rilievi dell´Antitrust sul Colosseo. Io ho paura solo per la salute del monumento: c´è bisogno dei i restauri ma, di questo passo, ci vorranno anni». Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali, non si sposta di un centimetro dalle sue certezze di commissario delegato per l´archeologia di Roma e Ostia. L´Autorità per la concorrenza è stata dura con la gara d´appalto vinta dal gruppo Della Valle. Ha segnalato che lo sfruttamento dei diritti d´immagine del Colosseo, in base al bando per la ricerca dello sponsor, doveva essere “pari alla durata dei lavori” e senza “proroga”.

Architetto, invece la Tod´s sarà “padrona” del Colosseo per due anni oltre il completamento dei restauri. E di ben 15 anni è l´esclusiva per l´associazione che deve essere istituita dal gruppo di Della Valle.
«Ma se l´”Avviso pubblico” è del 4-5 agosto 2010 e siamo ormai al 2012 senza che ancora non si sia riusciti a far partire l´operazione di salvataggio dell´Anfiteatro Flavio. Lo sapevamo che, tra un ricorso e un altro, saremmo andati alle calende greche».

Dovevano essere finiti nel 2014. Davvero ci vorranno invece quindici anni per vedere conclusi i restauri?
«Non così tanti, spero, ma qualcuno di meno».

Il suo predecessore, l´ex sottosegretario Francesco Giro, ha detto polemicamente che “ha vinto il partito del no” e che “ormai il restauro non si farà più”. Anche lei è pessimista?
«No, solo che ci vorrà più tempo del previsto. Con il Colosseo abbiamo aperto una nuova strada per creare una norma nella materia senza regole delle sponsorizzazioni del patrimonio artistico. E il nostro modello è stato ripreso per la legge su Pompei. Io sono fiducioso, e sono nel giusto. I 25 milioni offerti da Della Valle non andranno sprecati».

L´Antitrust, su sollecitazione del Codacons, ma anche la Uil Beni culturali, la accusa però di avere avvantaggiato Della Valle mentre altri gruppi avrebbero potuto dare più di 25 milioni per il monumento italiano più visitato e più noto al mondo.
«Voglio ricordare che nel 2010 la gara andò sostanzialmente deserta poiché anche la proposta di Della Valle era fuori tempo e incongrua. Per non parlare dell´altra, di Ryanair, che chiedeva di usare i prospetti del Colosseo per collocarvi la pubblicità. Impossibile. A quel punto siamo andati a trattativa privata, e ai due gruppi si è aggiunta la Finit».

Ma a quel punto Tod´s ha avuto il vantaggio, sottolinea ancora l´Antitrust, di fare la proposta mentre gli altri hanno avuto solo 48 ore per mettere sul piatto la propria.
«Non è così. Anche gli altri due gruppi hanno avuto tempo più di un mese, da fine novembre 2010 ai primi di gennaio 2011. Poi è arrivata l´offerta di Tod´s che chiedeva una risposta immediata. E non c´era tempo da perdere. Da qui le 48 ore».

È stato dunque Della Valle a dettare le condizioni. E le regole?
«Ma se nessuno dei soggetti in causa ha fatto ricorso, ci sarà un motivo. Noi ci siamo mossi sulla base delle indicazioni dell´ufficio legislativo del ministero. E dopo che per ben due volte abbiamo chiesto un controllo preventivo dalla Corte dei Conti. La risposta? “Nessuna obiezione”».

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