Il Castello di Zucco a Faedis

Castello di Zucco 04Medioevo in Friuli: 30 mila reperti rinvenuti al castello di Zucco
Oggetti utilizzati in ambito cavalleresco, artigianale e domestico, ornamenti personali e di uso quotidiano

Faedis è un piccolo paesino a ridosso delle Prealpi Giulie, in provincia di Udine, immerso nel verde e dal fascino medievale. Percorrendo un antico sentiero lastricato, si arriva al Castello di Zucco i cui imponenti ruderi, frutto di diversi interventi costruttivi realizzati presumibilmente nell’arco di circa tre secoli, dominano un promontorio sulla valle del torrente Grivò. «Fondato molto probabilmente nel 1248, il maniero era circondato da una cinta muraria e un ampio fossato, al cui interno ancora oggi è possibile visitare la cappella castellana e ammirare i resti di una torre, della domus fortificata e di altri edifici», spiega Simonetta Minguzzi, docente all’Università di Udine e coordinatrice degli scavi che hanno recentemente portato alla luce diverse migliaia di reperti, databili tra il 1400 e il 1500, che aprono una nuova finestra sulla storia del castello e sugli insediamenti abitativi in epoca medievale in Friuli.

REPERTI – «Abbiamo recuperato un repertorio di eccezionale vastità, circa 30 mila pezzi: oggetti utilizzati in ambito cavalleresco, artigianale e domestico, ornamenti personali, e oggetti di uso quotidiano che testimoniano le attività di cottura, consumazione e conservazione dei cibi», racconta soddisfatta Minguzzi, del dipartimento di storia e tutela dei beni culturali dell’ateneo friulano. In particolare gli scavi, condotti dal gruppo di ricerca di archeologia medievale, hanno portato alla luce vasetti in miniatura, monete, elementi di armatura, sonagli in bronzo, fibbie, spilli, ditali, lame di coltello, punte di freccia, manufatti in osso per uso quotidiano o ornamentale, come manici di coltello e pettini, frammenti in vetro di bicchieri, bottiglie e coppe, e piatti, ciotole, catini, boccali e pentole in ceramica.

SCAVI – «Gli scavi», spiega Minguzzi, che ha diretto i lavori nell’ambito del progetto Et in reliquis castellis, finalizzato allo studio delle dinamiche insediative nel Friuli orientale, «sono stati eseguiti all’interno del complesso fortificato, in corrispondenza di un’area che prima aveva una funzione di difesa e in seguito è stata destinata allo scarico di rifiuti, vicino a una latrina che sporge dal muro e delimita, verso ovest, gli spazi abitativi».

CATALOGATI – Ora i reperti saranno inventariati e studiati, anche per capire meglio la storia di Zucco. E grazie alla collaborazione con il Centro di catalogazione e restauro dei beni culturali della Regione Friuli Venezia Giulia, circa 200 reperti, i più significativi, saranno inseriti all’interno della banca-dati del Sistema informativo regionale del patrimonio culturale (Sirpac), le cui schede saranno presto consultabili online. «Il ritrovamento di così tanti e diversi tipi di reperti è importante per aggiungere nuovi tasselli alla storia medievale del Friuli e per comprendere le fasi di vita del castello e le peculiarità dei suoi abitanti», conclude l’archeologa. «Il complesso fortificato di Zucco rappresenta infatti uno degli episodi più significativi nel sistema di occupazione feudale del territorio pedemontano friulano in età medievale».

Simona Regina da corriere.it

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