Finozzi contro la legge delle concessioni demaniali

Finozzi: «Il governo si fermi, così danneggia il turismo»
Interviene l’assessore al turismo del Veneto sulla liberalizzazione delle spiagge: «Il governo si legga la nostra proposta di legge per le concessioni demaniali»

PADOVA. «Roma stia ferma, non faccia di testa propria e si legga la nostra proposta di legge prima di qualunque decisione circa le gare per le concessioni demaniali ad uso turistico. Una norma inintelligente rischia solo di penalizzare gli investimenti e premiare i furbi». Non nasconde le sue preoccupazioni Marino Finozzi, assessore al turismo del Veneto, prima regione d’Italia dell’economia dell’accoglienza, con un fatturato di oltre 12 miliardi di euro e 63 milioni di presenze turistiche, delle quali il 62 per cento straniere. Un quotidiano nazionale ha preannunciato, nell’ambito delle cosiddette liberalizzazioni, l’intenzione del Governo Monti di prevedere concessioni in materia di durata massima quadriennale, da assegnare con gare nelle quali la sola opportunità per il concessionario uscente sarà un diritto di prelazione con l’adeguamento della propria offerta.
«Se è vera la notizia, i professori – chiosa Finozzi – non pare sappiano che dietro le concessioni, almeno in Veneto, c’è un settore economico, ci sono imprese e spesso ci sono investimenti migliorativi, significativi per qualificare l’offerta ma anche costosi. In Veneto la Giunta regionale ha presentato un disegno di legge specifico, che tiene conto di queste problematiche e i cui contenuti sono stati ritenuti rispettosi delle norme europee. Il che si traduce in gare, ma anche nel riconoscimento economico degli investimenti fatti dal precedente concessionario e in una durata delle concessioni stesse rapportata all’entità dell’investimento. Aggiungo che quanti hanno investito risorse, denaro, lavoro, è giusto venga riconosciuto un indennizzo. E noi lo prevediamo».
L’ipotesi di un sistema di gare di durata quadriennale, con diritto di prelazione e basta, sarebbe la morte del turismo balneare moderno: significherà semplicemente privilegiare solo le zone più redditizie da parte di chi è economicamente più forte, senza garantire alcun vero ritorno per il territorio e senza considerare gli investimenti già effettuati. Insomma verrà: incentivato il puro sfruttamento dell’esistente senza che ci siano incentivi reali a migliorare e qualificare l’offerta.
«Il governo si guardi quindi attorno, perché si può fare di meglio nel pieno rispetto delle regole. Aggiungo che la questione si collega da un lato ad una competenza, quella sul turismo, che è esclusivamente regionale, dall’altro ad un già previsto federalismo demaniale sul quale è sceso il silenzio. Nello stesso tempo anche in questo segmento esistono tante Italie: quelle dove le regole si rispettano e i canoni comunque pagati, quelle dove le concessioni sembrano divenute una proprietà di fatto privata e quelle dove esistono gli stabilimenti ma delle concessioni non si sa nulla. Come sempre il rischio è di scambiare l’apparenza per la sostanza – conclude Finozzi – e di penalizzare chi ha fatto di più entro un quadro di regole premiando i soliti evasori».

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