Cogne il turismo macabro continua

Cogne: dieci anni dopo il delitto
non si ferma il turismo macabro

ROMA – Dieci anni fa fu ucciso Samuele Lorenzi, il piccolo di tre anni per il quale sta scontando condanna definitiva la mamma Annamaria Franzoni. A Cogne continua il turismo macabro sui luoghi del delitto. Una processione di gente nella casa di Montroz, magari in forma più contenuta, che continua nonostante siano trascorsi dieci anni. È ancora l’allora sindaco Osvaldo Ruffier, memoria storica della comunità, a trovarsi a dover indicare il percorso da seguire per raggiungere la villetta di Annamaria e Stefano Lorenzi.

L’ex sindaco: una ferita che non sarà cancellata. «Quella vicenda resterà per noi una ferita incancellabile – afferma l’ex sindaco – Dopo dieci anni va registrato che ci sono ancora persone che arrivano a Cogne e chiedono indicazioni per andare a vedere di persona la casa dove è stato ucciso il piccolo Samuele. Una pratica che, credo, non si interromperà mai». Il tempo, come racconta l’allora sindaco, ha contribuito a fare decantare la vicenda ma dalle sue parole si capisce che ci sono ancora ferite aperte: «chi ha vissuto la vicenda non potrà mai archiviare le infamanti accuse che ci si è sentiti rivolgere. Ad un certo punto è stata messa sotto accusa mezza Cogne, ma la giustizia ha messo da tempo la parola fine alla vicenda. A noi resta la macchia».

La mamma in carcere, libera nel 2014. Annamaria Franzoni, nel carcere bolognese della Dozza dove sta scontando la condanna definitiva a 16 anni per l’uccisione del figlio, uscirà presumibilmente tra qualche anno, nel 2014. Lei si è sempre dichiarata innocente, mai nessuna confessione. «Se mi capitasse tra qualche tempo di incontrarla – ipotizza Osvaldo Ruffier – la continuerei a guardare con gli stessi occhi: è lei la colpevole, è l’opinione della comunità tutta. La giustizia ha chiuso ogni battaglia tra innocentisti e colpevolisti».

La casa del delitto ancora chiusa. L’ex sindaco racconta che nella casa del delitto continuano ad esserci ancora le travi messe a sbarramento delle porte finestre subito dopo il delitto. Intorno, invece, a pochi metri dalla villetta dei Lorenzi, l’edilizia ha seguito il suo corso. «La casa dei Lorenzi oggi non è più isolata – racconta Ruffier -. A pochi metri sono state edificate altre case dove sono venute ad abitare persone da fuori. Si tratta per lo più di abitazioni destinate alle vacanze».

La lettera sul corvo. Osvaldo Ruffier custodisce ancora in casa le lettere che regolarmente si vedeva recapitare in Comune da innocentisti e colpevolisti. «Si tratta di cinquecento missive – racconta – nelle quali ognuno dava una sua chiave di lettura del delitto. Indimenticabile quella in cui qualcuno parlava dell’uccisione di Samuele, attribuendola ad un corvo entrato nella casa».

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