Bosnia Express di Luca Leone

“Bosnia Express”: viaggio nei Balcani del dopoguerra
A Bari, l’autore del libro Luca Leone col patrocinio di Amnesty International
“Al primo impatto, sono rimasto perplesso. Ho avuto difficoltà a capire se si trattasse di un’inchiesta, reportage, racconto di un viaggio, denuncia, cronaca, narrazione. Solo dopo averlo riletto, ho capito quale fosse l’intento di Luca: regalarci un quadro di un Paese lacerato, con la freschezza che nessun rapporto diplomatico potrebbe avere”. Ha esordito così Dino Mangialardi, responsabile del Gruppo Amnesty International Bari, all’incontro per la presentazione del libro “Bosnia Express” di Luca Leone, tenutosi ieri sera nel Capoluogo pugliese.

In effetti l’ultima creatura editoriale di Leone, giornalista e scrittore (noto, fra gli altri, per i libri “Srebrenica. I giorni della Vergogna” e “Uomini e Belve. Storie dai Sud del mondo”), rappresenta un’opera particolare. Più che un libro, un collage di “affreschi”: una serie di immagini giustapposte, a creare una sequenza che scorre sotto gli occhi con la schiettezza e la semplicità delle cose vere. Un racconto raccapricciante e perfino crudele, a tratti. Perché raccapricciante e crudele è proprio la storia di questa Bosnia, protagonista delle pagine di Luca Leone, la cui passione per questo Paese dei Balcani nasce da lontano, dapprima per motivi professionali e poi perché, per dirla con le sue parole: “è un posto che ti conquista. Bisogna andarci, rimanerci, vivere quelle sofferenze e testimonianze di un passato doloroso. Si torna inevitabilmente diversi, con la voglia di andarci ancora”.

A leggere queste parole molti si chiederanno cosa abbia mai di così speciale, un luogo come la Bosnia-Erzegovina, ex Jugoslavia, per attirare profondamente l’attenzione e l’interesse di un professionista come Luca, tanto da spingerlo a ripetuti viaggi, più volte l’anno, in quella terra dimenticata da tutti o quasi.
Me lo sono chiesto anch’io, in effetti, mentre ieri ascoltavo rapita ed assorta, come quasi tutti i presenti, l’autore che raccontava quasi sottovoce ciò che laggiù ha potuto osservare, toccare, odorare.

E alla fine ho capito che, come quasi sempre accade, le esperienze capitate per caso, casualmente ti cambiano la vita. Ancor di più quando si ha a che fare con il dolore altrui. Quando si è costretti a vedere ciò che normalmente nella quotidianità teniamo a distanza, indifferenti per non esser costretti a provare compassione.

Così è stato per Luca, dopo il primo viaggio nella Bosnia del dopoguerra, che oggi porta nel suo cuore e non smette di raccontare perché se ne continui a parlare, e non si creda alla fandonia che dopo gli Accordi di Dayton, siglati per volontà e con modalità estere, tutto sia rientrato nella norma.

La verità è che si tratta di un Paese diviso, governato da un non-governo che fa capo a tre diverse fazioni ultra-nazionaliste, con tre presidenze e parlamenti differenti, ciascuno coi relativi ministri e proprie regole. Ben tredici costituzioni, alfabeti contrapposti, lingue che si cerca, con l’ausilio –meglio dire complicità– di insigni glottologi di ricondurre a ceppi distinti, così come si è voluto fare con le etnie, per dividere ancor di più una realtà già lacerata da tanti anni di guerra.

E tutto ciò, è solo la minima parte, quella più visibile forse. Poi c’è la nazione dei traffici di armi, del riciclaggio di danaro sporco, della corruzione politica, giudiziaria e delle forze di polizia, degli sperperi di danaro pubblico destinato a finanziare i partiti, che però non forniscono alcun servizio ai cittadini, costretti a vivere in modo vergognoso. La nazione dei capi religiosi che si dividono fette di popolo, dei milioni di disoccupati, delle strutture pubbliche fatiscenti perché non si sa che fine abbiano fatto i soldi destinati alla ricostruzione, della svendita di risorse energetiche e imprese alle super potenze mondiali, che si spartiscono a suon di scambio di favori le ricchezze di un Paese che di fatto rappresenta un vero e proprio bacino minerario e di acqua, e dunque potrebbe decollare con livelli di crescita impressionanti.

Insomma, Luca Leone ha raccontato, con chiarezza, profondità e grande spirito critico, tanti aspetti di quello che è ancor oggi un focolaio di tensioni, una realtà sospesa fra immense contraddizioni e torbidi retroscena.

La curiosità mostrata da coloro che hanno assistito all’incontro, è comunque un buon segno rispetto alla generale indifferenza che solitamente caratterizza questo genere di argomenti: perché è fin troppo facile esser attratti dalla storia dei Paesi sulle prime pagine dei giornali, come oggi la Libia o l’Egitto, ma ben più difficile mantenere alta l’attenzione quando le luci dei riflettori si spengono. Proprio questo, infatti, è l’obiettivo perseguito da Amnesty, come ha tenuto a sottolineare il responsabile Mangialardi. E, aggiungo io, questo è ciò che tutti dovremmo impegnarci a fare. Se non altro, considerando che la Bosnia è fra i Paesi candidati all’ingresso nell’Unione Europea: ingresso che l’avvicinerà ancor di più di quanto già geograficamente a noi italiani, e che dunque, prima che avvenga, ci deve spingere a riflettere inevitabilmente su molte dinamiche.

di Silvia Cocuzza da barilive.it

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