Australia via governativo alla caccia agli squali mangiauomini

squaloAustralia, ucciso il primo squalo tigre
nella «caccia programmata»
La misura per proteggere le spiagge più frequentate della costa

Martedì scorso, le autorità australiane avevano dato il via libera all’eliminazione preventiva di tutti gli squali che si trovano in prossimità delle spiagge più frequentate della costa occidentale, decisione assai criticata dagli ecologisti. Domenica 26 gennaio, davanti a Meelup Beach, nei pressi di Dunsborough, è stato ucciso il primo esemplare: una femmina di squalo tigre di 3 metri, abbattuta con quattro colpi alla testa.

SQUALO BIANCO – La misura (entrata in vigore questo fine settimana) prevede l’utilizzo di linee di grandi ami ed esche sospese a barili galleggianti, poste a circa un chilometro dalle otto spiagge più popolari, e la soppressione di ogni esemplare di lunghezza superiore ai tre metri. L’aggressiva campagna del governo dell’Australia Occidentale è stata adottata dopo i numerosi casi di attacchi mortali negli ultimi anni (sette in tre anni) una frequenza insolitamente alta. Nella lista dei predatori da abbattere ci sono lo squalo tigre, lo squalo leuca e, grazie ad una autorizzazione particolare, il grande squalo bianco, una specie a rischio d’estinzione già decimata dalla pesca incontrollata. Oggi nel mondo ne restano tra i 3000 ed i 3500 esemplari.

PERICOLO – «Se si hanno squali di tre, quattro o cinque metri delle specie più aggressive che nuotano vicino ai bagnanti, allora si tratta di un pericolo incombente», si è giustificato il premier dell’Australia Occidentale Colin Barnett. Che davanti ai giornalisti ha sottolineato: «Non mi diverte» vedere abbattere gli squali. Tuttavia, «come governo dobbiamo trovare un punto di equilibrio e sei attacchi mortali in due anni ci dicono che dobbiamo agire», ha aggiunto. I media del Paese hanno iniziato nel frattempo a pubblicare le foto della caccia e degli squali uccisi. Il piano è operativo fino ad aprile e il conservatore Barnett ha già avvertito che gli attivisti pro-squali rischiano multe fino a 20 mila dollari australiani (13.500 euro) se sorpresi a danneggiare il sistema. Le contestazioni, però, non si sono fatte attendere e la controversa «strategia di mitigazione» ha suscitato le ire di gruppi ecologisti in Australia, Europa e Usa.

STATISTICHE – Secondo alcuni ecologisti e scienziati marini vi sono prove schiaccianti che uccidere gli squali non previene gli attacchi e mette a rischio l’ecosistema marino. Il rischio di un attacco mortale, infatti, sembra essere relativamente basso: secondo il rapporto di International Shark Attack File (Isaf) nel 2012 sono stati registrati in tutto il mondo 80 attacchi non provocati ai danni di bagnanti o surfisti, sette dei quali sono stati mortali. Nel 2011, invece, gli attacchi erano stati 78, dei quali 13 fatali.

Elmar Burchia da corriere.it

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